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Residenze sanitarie assistenziali: il punto sulle certificazioni

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Qualità, salute, sicurezza, ma anche ambiente e responsabilità sociale sono temi strategici e delicati da più punti di vista per una Residenza sanitaria assistenziale, che da qui in poi indicheremo con la sigla RSA*. Le certificazioni risultano quindi importanti non solo per garantire agli ospiti prestazioni e assistenza di alto livello ma anche per migliorare l’immagine e la comunicazione della struttura stessa agli occhi del pubblico.

Ad oggi la certificazione più diffusa per i sistemi di gestione della qualità è la ISO 9001. È una certificazione volontaria sviluppata in sede internazionale e progettata per essere applicabile a qualsiasi tipo di organizzazione, pubblica e privata, non specificamente sanitaria. Quest'ultima fornisce gli strumenti per assicurare la capacità di fornire prodotti e servizi che soddisfino i requisiti dei clienti e per migliorare le prestazioni dei loro processi.

Essendo una certificazione pensata per diverse realtà, molto fa poi l’interpretazione che l’azienda stessa ne dà e che applica ai propri processi per darsi delle regole e identificare appunto dei processi ottimizzati e un risultato ottimale a livello di servizi in una duplice ottica: soddisfazione del cliente – che, nel caso di una RSA, sono gli ospiti, primi utenti dei servizi erogati – e miglioramento continuo. Il fatto di passare attraverso dei processi ottimizzati porta notevoli vantaggi non solo all’anziano ma alla struttura stessa, per la quale la certificazione è una vera e propria opportunità di miglioramento.

Specifica per le le strutture residenziali per anziani con finalità assistenziali e/o socio-sanitarie è invece la UNI 10881:2013.

La Norma rappresenta infatti un modello di buone pratiche per le realtà che erogano servizi socio assistenziali in regime residenziale rivolti ad anziani, basato sulla centralità dell’utente e con un approccio per processi secondo una logica di lavoro per progetti e per obiettivi orientati ai risultati.

La progettazione di un sistema organizzativo di qualità consente di prevenire gli sprechi e i disservizi, con una conseguente riduzione dei costi. Inoltre, nel caso di una residenza per anziani, l’organizzazione deve tener conto delle attese di stakeholder particolari: ospiti, parenti, servizi socio-sanitari e di operatori professionisti.

Ci sono infine una serie di norme di “contorno” – sempre volontarie – che seppur non specifiche per il settore sanitario o socio-assistenziale possono concorrere al miglioramento di un’organizzazione – nel nostro caso della casa di riposo – e al benessere dell’ospite. Penso ad esempio alle certificazioni dei sistemi di gestione ambientale come la norma ISO 14001 con la quale un’organizzazione dimostra il proprio impegno nella politica ambientale; oppure la OHSAS 18001 che certifica il sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro. 

È quindi fondamentale la qualificazione del personale che lavora in una RSA, soprattutto nella società di oggi, che vede una popolazione sempre più anziana e dove quindi “fare assistenza” è diventato molto più complesso rispetto ad un tempo: oggi ci sono moltissimi anziani da assistere e spesso con diverse patologie legate a malattie, demenza.

Agli operatori che lavorano in una RSA è richiesto un carico di competenze sempre più complesso, che va al di là della semplice professionalità e che passa anche dalle sfera emotiva, dal coinvolgimento sociale, dalle attività di animazione. Serve un aggiornamento tecnico continuo e specifico e un modo di porsi di fronte all’anziano a 360°. È necessario puntare molto sulla motivazione del personale e infatti molte delle certificazioni di cui abbiamo parlato hanno, tra i loro obiettivi, proprio quello di dare delle indicazioni precise in questo senso e prevedono attività di monitoraggio e valutazione delle risorse umane finalizzate proprio a elevarne lo standard qualitativo.

Claudia Baroncini 

Italy Accreditation Manager and Healthcare Schemes Manager, DNV GL – Business Assurance

*Le RSA introdotte in Italia a metà degli anni novanta, sono strutture non ospedaliere, ma comunque a impronta sanitaria, che ospitano per un periodo variabile da poche settimane al tempo indeterminato persone non autosufficienti, che non possono essere assistite in casa e che necessitano di specifiche cure mediche di più specialisti e di una articolata assistenza sanitaria

Contenuti tratti dall'intervista pubblicata originariamente sulla rivista Sesta Stagione.

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NOME: Claudia Baroncini RUOLO: Italy Accreditation Manager and Healthcare Schemes Manager