DNV GL

Business Assurance

Sostenibilità lungo la supply chain

Le certificazioni e i protocolli che promuovono la brand reputation (di Fabrizio Foglia, Sustainability Senior Consultant DNV GL).

In quest’ambito, nel 2018 DNV GL ha condotto un’indagine globale (oltre 1.400 gli specialisti che hanno partecipando dando il loro feedback) volta ad identificare le tematiche di sostenibilità più rilevanti nell'ambito della gestione della supply chain, tastando così il polso del mercato globale rispetto a questa crescente sfida.

Dall'indagine condotta, è emerso come la necessità di perseguire un basso impatto ambientale anche lungo la supply chain sia la priorità principale del mercato globale, seguita dalla ricerca di una catena del lavoro sicura ed etica.

Dall'indagine è emerso come quasi il 90% degli intervistati abbia riscontrato una pressione crescente da parte degli stakeholder, principalmente consumatori e clienti, affinché le aziende dimostrino il loro impegno nel migliorare continuamente la sostenibilità di prodotti e servizi, fornendo risultati tangibili. Ne consegue come le aziende debbano essere sempre più in grado di comprendere e gestire le performance ambientali, sociali ed economiche dei propri prodotti e delle relative filiere.

Secondo quanto riportato dal Dow Jones Sustainability Group, inoltre, nell'immediato futuro il 10% del totale dei capitali sul mercato sarà destinato ad “investimenti sostenibili”, con oltre il 70% delle più importanti banche mondiali già impegnate nello sviluppo di “investimenti sostenibili”. Anche il mercato finanziario è pronto, quindi, a premiare le aziende che si distinguono nella gestione sostenibile del proprio core business.

Rispetto al campione intervistato, oltre l’80% ha dimostrato di aver già intrapreso una o più azioni per la gestione della sostenibilità lungo la propria supply chain. In questo scenario, la richiesta strutturata di informazioni di sostenibilità ai propri fornitori e l’esecuzione di audit presso i propri fornitori più critici sono le iniziative più largamente diffuse.

Ancora molta strada è da percorrere però, se è vero che solo il 7% del campione intervistato ha dichiarato di aver raggiunto la copertura completa di tutti i livelli della supply chain, mentre il 42% delle aziende ha condotto azioni solamente su alcuni dei fornitori di primo livello.

Una spinta importante verso una gestione sempre più strutturata e pervasiva della sostenibilità nella propria supply chain deriva dai benefici riscontrati dalle aziende che sono state pioniere su tali ambiti. Quasi il 50% degli intervistati ha infatti riscontrato, a seguito dell’implementazione di azioni di sostenibilità lungo la supply chain, un miglioramento della propria capacità di soddisfare le richieste e aspettative dei propri clienti, riducendo al contempo i rischi di natura sociale ed ambientale. In parallelo, si è riscontrato un miglioramento delle relazioni con le diverse categorie di stakeholder, così come un miglioramento della brand reputation.

Un altro elemento fondamentale emerso dall'indagine, è come circa il 75% degli intervistati abbia dichiarato che i benefici riscontrati fossero maggiori o equiparati ai costi sostenuti. Tale percentuale incrementa fino ad oltre l’83% restringendo il campione alle aziende che hanno investito in audit esterni ed in programmi di formazione lungo l’intera supply chain, coinvolgendo tutti i livelli di fornitura.  

Le aziende leader nella gestione della supply chain, in particolare, si differenziano per alcune specifiche iniziative.

Le principali iniziative delle aziende leader nella gestione della sostenibilità della supply chain

Spostando l’attenzione al settore agroalimentare, come è possibile vedere di seguito, anche le tematiche emergenti nel’ambito della sostenibilità sono spesso correlate alla gestione della supply chain.

La gestione della filiera agroalimentare

Nelle diverse fasi della produzione, infatti, tutti gli attori della propria supply chain assumono un ruolo chiave, sia per garantire un prodotto sicuro e di qualità, sia per rispondere alle richieste di riduzione degli impatti sociali ed ambientali che arrivano dai consumatori, sempre più consapevoli e attenti nelle proprie dinamiche di acquisto.

DNV GL Business Assurance, avendo storicamente orientato le sue attività su settori chiave come quello agroalimentare, è da sempre in prima linea nel supportare i propri clienti nell'affrontare le crescenti sfide del mercato.

Le attività più diffuse e riconosciute per assicurare la robustezza della supply chain delle filiere agroalimentari sono sicuramente le certificazioni rispetto a diversi standard internazionali.

Gli standard globali BRC ed IFS, ad esempio, sono certamente quelli più specifici e riconosciuti per garantire la sicurezza dei prodotti agroalimentari, consentendo ai fornitori ed ai rivenditori della GDO di assicurare la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari proposti ai consumatori. Tali certificazioni, per quanto a carattere volontario, sono diventate ormai dei requisiti minimi per poter espandersi su diversi mercati globali.

Un altro standard di riferimento è la ISO 22000, universalmente riconosciuto come stella polare per i sistemi di gestione della sicurezza nel settore agroalimentare, consentendo a tutte le aziende coinvolte nella filiera di identificare con precisione i rischi a cui sono esposte e di gestirli in maniera efficace. La norma FSSC 22000, nata dall'integrazione tra la ISO 22000 e determinate specifiche tecniche ISO TS, si orienta in modo specifico verso i produttori agroalimentari, aiutandoli nel raggiungimento degli standard di sicurezza agroalimentare nei processi produttivi lungo la catena di fornitura.

Lo standard ISO 22005, invece, prevede una certificazione di rintracciabilità della filiera agroalimentare in grado di rendere i processi aziendali maggiormente trasparenti e affidabili, infondendo fiducia nei consumatori.

Oltre alle certificazioni precedentemente descritte, negli ultimi anni si sono diffuse anche certificazioni specifiche di prodotto, facenti riferimento a standard internazionali o a Specifiche Tecniche di Prodotto. Tali iniziative consentono di mettere in luce tutte le caratteristiche specifiche di un prodotto e i suoi elementi differenzianti, comunicandone il valore unico ed esclusivo (come ad esempio la certificazione per prodotti alimentari vegani).

Una naturale evoluzione di tali strumenti ha portato, inoltre, allo sviluppo di Protocolli di certificazione taylor-made, che consentono di rafforzare il binomio tra eccellenza nella produzione e sostenibilità nella sua accezione economica, sociale e ambientale (come ad esempio la certificazione Responsible Supply Chain Process di DNV GL, che attesta la sostenibilità lungo tutta la filiera produttiva e, in particolare, nei rapporti con i fornitori: i coltivatori di caffè).

Altri percorsi disponibili per valorizzare le proprie peculiarità, ma al di fuori da schemi di certificazione standardizzati, sono i cosiddetti “Bespoke protocol”, protocolli e disciplinari fortemente adattati ed adattabili alle aziende che consentono di gestire e valorizzare, anche in termini di comunicazione, gli impegni e i risultati raggiunti dall'organizzazione negli ambiti di interesse (supply chain, sostenibilità a 360°, aspetti ambientali specifici, ecc.). Tali protocolli si sviluppano a partire da una comprensione dei temi e delle aree rilevanti che, ai fini di una gestione responsabile e sostenibile, dovrebbero essere opportunamente considerati nelle strategie aziendali. Da tale punto di partenza, si definiscono ed implementano gli strumenti necessari a valorizzare quanto già realizzato o in corso di realizzazione, investendo sulle azioni prioritarie per migliorare la gestione delle aree e degli aspetti su cui si concentra il Protocollo, per massimizzare il presidio della gestione del rischio reputazionale e per irrobustire la cultura e consapevolezza aziendale.

L’eventuale verifica di terza parte della corretta applicazione del Protocollo e degli strumenti ad esso correlati consente di ottenere una valutazione oggettiva ed indipendente delle attività svolte, uscendo da una pericolosa ottica di autoreferenzialità che può spesso sfociare nel cosiddetto green washing, fautore in passato di importanti problematiche di brand reputation anche per aziende leader in Italia nel settore agroalimentare. 

Guardando al futuro, invece, si deve necessariamente parlare di quei servizi che consentiranno alle aziende di raccontare ai propri clienti e consumatori la propria storia, in maniera solida e non autoreferenziata. MY STORY™, ad esempio, è una innovativa proposta DNV GL che consente di stabilire una forte connessione tra prodotto, marchio e consumatori in base a fatti verificati e verificabili. Si presenta infatti come prima soluzione di garanzia digitale per il marketing, dove le dimensioni per la differenziazione di prodotti agroalimentari possono essere utilizzate per raccontare la propria storia aziendale. 

Qualsiasi sia la strategia aziendale in termini di certificazioni o di altre iniziative correlate, non si può comunque prescindere da una formazione strutturata e capillare all'interno dell’organizzazione. Formazione di natura strategica per individuare i principali rischi e cogliere le opportunità del mercato, formazione di natura tecnica per presidiare i rischi operativi più concreti. Una formazione che deve sempre più estendersi anche al di fuori della propria organizzazione, per andare a contribuire alla crescita dell’intera supply chain, spostando il paradigma da un’ottica cliente-fornitore ad una visione di partnership sostenibile.


(Nota del redattore): Questo articolo è apparso su  Molini d’Italia: The Italian Magazine for the Milling Industry, Molini d'Italia - Rivista italiana per l'industria molitoria

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NOME: Fabrizio Foglia RUOLO: Sustainability Senior Consultant DNV GL
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