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A quale scopo quantificare i rischi? Le buone e cattive ragioni per farlo

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La pratica di quantificare i rischi è forse tanto vecchia quanto lo è la decisione volontaria di assumersi dei rischi per ricavare un guadagno finanziario.

I bassi margini dell’attività economica, finanziaria e assicurativa, incoraggiano un preciso calcolo dei rischi. Una delle definizioni di rischio più conosciute nel mondo della finanza è quella di “incertezza misurabile”; un moderno libro sul rischio ne parla, in termini quantitativi, come “l’incertezza associata ad un evento che può essere quantificato sulla base di osservazioni empiriche o conoscenza causale”.

I moderni metodi di determinazione del rischio sono capaci di quantificare i rischi con un elevato grado di precisione. I Report relativi alla valutazione quantitativa dei rischi (Quantitative Risk Assessment - QRA) sono spesso zeppi di analisi dei dati, di fault trees analysis e di consequence models. Prima di intraprendere questi studi, vale perciò la pena di chiedersi, “Perché lo stiamo facendo?”.

Conformità alle normative

La risposta più semplice potrebbe essere “perché dobbiamo farlo”. Per alcuni paesi o alcuni pericoli, i regolatori sono stati così convinti dai benefici della QRA da renderla obbligatoria. In ogni caso, è ancora valida la domanda, “Perché l’hanno fatto?”.

Dopo tutto, la valutazione non deve essere per forza quantitativa. L’attuale standard internazionale sul rischio chiarisce che l’analisi del rischio “può essere qualitativa, semi-quantitativa o quantitativa, o una combinazione di queste possibilità, a seconda delle circostanze”. Al di fuori del mondo della finanza, la maggior parte, se non tutta la valutazione del rischio è oggi qualitativa. Quindi per quale motivo, se i rischi possono essere gestiti qualitativamente, si dovrebbe fare un ulteriore sforzo per quantificarli?

Lord Cullen, la cui inchiesta sulle lezioni del disastro del Piper Alpha ha portato, nel Regno Unito, alla definizione di un requisito per la QRA delle istallazioni offshore, ha supportato la tesi che “la QRA, benché importante, è solo uno degli input del processo decisionale”. Eppure ha concluso che la QRA “fornisce una migliore comprensione dei pericoli e delle misure necessarie per controllarli”.(…)

Precisione

Un potenziale vantaggio della quantificazione dei rischi potrebbe essere la maggiore precisione: mentre le espressioni qualitative dei rischi sono tipicamente vaghe e soggettive, quelle quantitative appaiono essere precise e obiettive.

In realtà, contrariamente all'impressione data a volte dagli autori degli studi sulla QRA, i rischi quantificati sono spesso altamente incerti e influenzabili dalle scelte basate sul giudizio degli analisti.

Nel campo dei processi chimici, il confronto tra QRA sullo stesso oggetto di indagine, effettuate da gruppi di lavoro differenti, hanno dato risultati ampiamente variabili. Mentre i modelli sulle conseguenze del rilascio di sostanze chimiche possono essere precisi e ben validati, il tentativo di combinarli con le frequenze di rilascio, per quantificare i rischi complessivi, introduce una grande incertezza. Le stime del rischio sono dubbie in ogni disciplina, perciò la precisione della QRA non sarebbe tale da giustificarne l’utilizzo. ( …)

Combinazione di rischi

Se il giudizio soggettivo è un metodo molto efficace per valutare scenari individuali, forse perché l’uomo è bravo a costruire storie per dare un senso al mondo che lo circonda, l’analisi quantitativa, al contrario, è efficace in analisi su più livelli. La QRA potrebbe quindi essere necessaria se vogliamo combinare in un'unica misura i rischi legati a diversi pericoli. In ambito offshore, per esempio, la QRA è particolarmente adatta perché i pericoli, come gli incendi, le esplosioni, i cedimenti strutturali e il trasporto in elicottero, devono essere tutti collegati tra loro per averne una visione complessiva.

La QRA può inoltre essere di supporto quando ci sono più sistemi di sicurezza che concorrono a prevenire il verificarsi di un incidente perché, con questo tipo di complessità, i risultati della valutazione qualitativa sono molto incerti. (…)

In conclusione

La discussione sulla QRA non è supportata da alcuna evidenza di superiorità nei confronti della valutazione qualitativa. In realtà entrambe possono coesistere molto bene. Il giudizio qualitativo è molto efficiente nella valutazione di un’ampia serie di pericoli e nell'identificazione degli elementi più critici, mentre la QRA è in grado di analizzare in profondità i pericoli, combinando dati sugli incidenti e modelli teorici con giudizi di esperti.

Una valutazione del rischio molto specifica, perciò, si apre solitamente con una valutazione qualitativa dei rischi (chiamata a volte identificazione dei pericoli), per poi intraprendere una QRA sui punti più critici. Idealmente, i due approcci dovrebbero trasmettersi reciprocamente le informazioni. Differenti conclusioni, per lo meno durante l’analisi, potrebbero essere invece considerate una sana sfida reciproca, per raggiungere infine un accordo sui risultati principali, o almeno una comprensione condivisa delle incertezze. (…)

Efficienza dei costi

Eccoci al motivo principale per il quale la QRA è oggi utilizzata, benché non esista alcun obbligo: perché si prevede che si ripaghi da sé. Il costo di una QRA può essere notevole, ma il costo di un incidente (o persino quello di una non efficace misura di sicurezza) potrebbe essere talmente superiore da rendere la QRA una strategia con un ottimo rapporto costi-benefici. Di contro, questa è anche la spiegazione del perché in molti casi non sia impiegata la QRA: i rischi associati a una errata decisione non sono abbastanza elevati perché convenga effettuare la QRA. (…)

Disciplina

A mio parere il maggiore vantaggio della quantificazione non è tanto la determinazione dei rischi, quanto il grande rigore che richiede in termini di considerazione sistematica delle cause e delle conseguenze di ogni tipo di evento e di attribuzione a ciascuno di un peso numerico.

Questo processo, oltre a rendere i dati disponibili per una fase di controllo e riesame, permette di avere una notevole visione del rischio. La valutazione qualitativa dei rischi solleva gli stessi problemi ma li lascia relativamente vaghi, rischiando di non formulare o perdere alcune considerazioni. Lord Cullen cita la visione HSE secondo la quale “La quantificazione, o in alcuni casi anche solo il tentativo, impone una disciplina tale da creare benefici sulla sicurezza”.

E’ forse un paradosso ma il più grande beneficio della quantificazione dei rischi è una migliore comprensione qualitativa degli stessi. I numeri potrebbero non è essere così solidi o credibili, ma lo sforzo effettuato per tentare di definirli alimenta di per sé una maggiore conoscenza.

Leggi l’articolo originale di John Spouge, “Why quantify risks? Good and bad reasons for quantifying risks”, pubblicato sul Blog DNVGL Oil & Gas il 17 Novembre 2016