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La sostenibilità degli Oceani

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Gli oceani, dai quali ha avuto origine tutta la vita sul nostro pianeta, hanno un ruolo fondamentale nel sostenere tutte le forme viventi, non di meno il genere umano.

Questo articolo è stato pubblicato nel Technology Outlook 2025, una pubblicazione quinquennale di DNV GL che fornisce a clienti e stakeholder una base di discussione e comprensione del panorama tecnologico del prossimo decennio, all'interno di alcuni selezionati settori: parliamo di sostenibilità degli oceani.

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), nel 2012 gli oceani hanno fornito, lungo la catena di approvvigionamento alimentare, più di 200 milioni di opportunità di lavoro dirette, delle quali 58 milioni nei settori della pesca e dell’acquacoltura. Il FAO ha inoltre stimato che, nello stesso anno, questi settori abbiano garantito i mezzi di sussistenza a circa il 12% della popolazione globale (880 milioni di persone).

La produttività degli ecosistemi oceanici è però minacciata da una serie di fattori, compresi l’eccessiva pesca, l’inquinamento e l’acidificazione. Questa situazione è attestata, per esempio, dal Living Planet Index (LPI) del WWF che, basandosi sui trend registrati per 1.234 specie marine, mostra un declino del 49% tra il 1970 e il 2012.

Il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) afferma che i tre principali impatti dei cambiamenti climatici sugli oceani di tutto il mondo, cioè il riscaldamento, la carenza di ossigeno e l’acidificazione, causeranno l’alterazione degli ecosistemi oceanici nei seguenti modi:

  • La redistribuzione delle specie marine globali e la riduzione della biodiversità marina in aree sensibili metteranno alla prova le previsioni circa la sostenibilità delle attività di pesca e di altri servizi legati all’ecosistema;
  • La ricchezza delle specie e le possibilità di cattura di pesce aumenteranno alle medie e alte latitudini, ma diminuiranno alle latitudini tropicali e nelle aree dell'Oceano Antartico;
  • L'espansione di zone caratterizzate da quantità minime di ossigeno o di "zone morte" (prive di ossigeno) limiterà l'habitat dei pesci;
  • L'acidificazione dell'oceano introdurrà seri rischi per gli ecosistemi marini (in particolare gli ecosistemi polari e le barriere coralline) associati all'impatto sulla fisiologia, il comportamento e le dinamiche delle popolazioni delle singole specie,  andando dal fitoplancton fino agli animali vertebrati.
L’impatto dei cambiamenti climatici sulle specie e gli ecosistemi oceanici potrebbero anche amplificare, o essere amplificati, da fattori di stress non climatici, come l’inquinamento o l’eutrofizzazione. La discussione, oltre che su questi elementi, si concentra sul ruolo degli effetti secondari, come le possibili conseguenze sulla circolazione termoalina dell'oceano ad esempio la Corrente del Golfo.  

Per rispondere a queste minacce, l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 14 delle Nazioni Unite auspica un’azione collettiva per “conservare e utilizzare in modo sostenibile le risorse degli oceani, dei mari e in generale marine, per assicurare uno sviluppo sostenibile”.

Alcune delle misure associate a quest’obiettivo sono:
  1. Rilevante riduzione dell’inquinamento marino di ogni tipo;
  2. Gestione sostenibile e protezione degli ecosistemi marini e costieri;
  3. Minimizzazione degli effetti dell’acidificazione degli oceani;
  4. Efficace regolamentazione della pesca e delle attività di estrazione delle risorse oceaniche;
  5. Conservazione di almeno il 10% delle aree marine e costiere;
  6. Approfondimento della conoscenza scientifica dello stato attuale e dei futuri trend della salute degli oceani.
L’implementazione di queste misure richiede la cooperazione internazionale tra i governi e i più importanti enti istituzionali, così come tra gli utenti commerciali degli spazi dell’oceano, i regolatori, gli scienziati, oltre che l’implementazione di una roadmap basata su una prospettiva olistica di sistema. Sarà anche necessario adottare un monitoraggio globale degli oceani e promuovere programmi per la relazione dei dati raccolti, utilizzando una serie di sistemi di controllo, dalle boe dotate di sensori e connesse ai satelliti ai veicoli sottomarini autonomi (AUV).

Questo articolo è tratto da Technology Outlook 2025.